Andrea Semplici, scrittore, giornalista, viaggiatore, di mondo ne ha visto davvero tanto. Tour 2000 Go Sudamerica, con il supporto di Ambiental Expeditions, l’ha portato a viaggiare in Amazzonia per vivere un’esperienza intensa e decisamente particolare. Ha finito per perdersi nel verde, tra i canti degli uccelli ed il concerto della foresta. A noi ha lasciato le sue impressioni, bellissime e intense, così preziose da farci comprendere al meglio un’esperienza che porta ad essere pronti a tutto. Anche a non voler più tornare. Abbiamo raccolto alcune di queste impressioni in una piccola intervista.
Quali sono le impressioni più forti che ti sono rimaste di quel viaggio: i colori, gli odori, i suoni?
L’Amazzonia è figlia di un fiume. Figlia dell’acqua. Dell’umidità. Mamirauà, la più grande riserva creata a protezione di una foresta pluviale, è uno dei cuori dell’Amazzonia. E’ una terra “perfetta”. La sua gente vive sul ritmo delle maree del fiume che trascina le acque dalla lontana Cordillera Andina. Sei mesi si vive sulla terra ferma, sei mesi la vita è su palafitte, su case galleggianti. Il cielo è come un mare perennemente mosso. La foresta è un concerto. E’ vero che la cortina degli alberi impedisce di vedere gli animali: ma si intuisce la loro presenza, se ne avvertono i suoni. Le grida delle scimmie urlatrici sono come un’onda che sembra non tacere mai. I rumori della foresta sono la prova della sua vitalità. Non è silenziosa l’Amazzonia. Forse l’unico animale silenzioso è il bradipo, il più semplice ad essere osservato. Per la sua lentezza. Per i suoi comportamenti ‘beffardi’. Un animale lentissimo che riesce a sopravvivere in un ambiente in cui non mancano i predatori. Questo vuole dire che l’Amazzonia sa proteggere chi le è caro.
Questa terra non ha mille colori: domina il verde della foresta (con irriproducibili sfumature: nessuna macchina fotografica è capace di rendere alla perfezione questo affresco vegetale); colpisce l’azzurro di cristallo del cielo quando le nuvole volano via. Ci si stupisce di fronte all’incrocio delle acque dei fiumi: correnti ‘chiare’, color caffelatte, che si mischiano con le acque nere di altri grandi fiumi. Ma gli altri colori sono lampi: le piume di un uccello, il suo becco, il balzo argenteo di una scimmia e le tinte delle case di legno dei caboclos ancorate, come zattere, alle sponde del fiume. Mamirauà, per fortuna, è protetta con sapienza.
Una cosa particolare: sta affinandosi una “cucina amazzonica”. La diversità e i sapori della foresta cominciano ad essere apprezzati da cuochi celebri in Brasile. Si usano prodotti che “sostituiscono”cibi tradizionali. E’ una sorta di Nuova Cucina della Selva. A Mamirauà se ne assaggia qualche piatto.
Ancora un rumore: i cigolii della casa galleggiante dove sono ospitati i viaggiatori che raggiungono Mamirauà. Si dorme in un lodge ancorato al fondo del fiume. La corrente cerca di strattonarlo, le catene si tendono e il legno ha le tensioni delle assi di un veliero….
Esiste allora la possibilità di fare davvero turismo ecologico?
Sì, credo che sia possibile. In Amazzonia, nel cuore dell’Amazzonia, è possibile. La riserva di Mamirauà è nata per proteggere una rara scimmia e un grande e remoto ambiente naturale. Qui, con pazienza e senza atti di forza, è stato creata una coscienza ambientale. E’ come se gli uomini, i caboclos, la gente del fiume, e gli indigeni, avessero firmato un patto con la natura. E’ consentito a entrambi di vivere in questo ambiente. Il turismo vi è entrato con lentezza. E in punta di piedi.
Mamirauà appartiene alla gente che vi abita. Il turismo è stato accettato come importante voce di ricchezza. E’ un turismo di piccoli numeri. Di persone appassionate. Che cercano un incontro ravvicinato, e vero, con la natura e la sua gente. E’ il volto migliore del turismo ecologico.
A chi consiglieresti questo viaggio?
A chi è capace di emozionarsi. A chi è curioso di dettagli. A chi sa coltivare la pazienza. L’Amazzonia, vista dal corso di un fiume o dalla banchina di un lodge galleggiante, è una sorta di sipario: tende a nascondere la sua anima. Bisogna essere capaci di cercare un dettaglio per poter poi alzare questo sipario. Non bisogna illudersi di poter ammirare subito dei grandi scenari: vi è bisogno di attenzione e lentezza in Amazzonia. Mamirauà è il luogo perfetto per chi, per alcuni giorni, vuole vivere la diversità di un’altra vita. Così lontana da quanto si è lasciato a casa.
Che cosa deve assolutamente sapere un viaggiatore prima di partire per questo genere di itinerario?
Non vi sono consigli particolari. La pazienza, ancora una volta, è un bagaglio indispensabile: possono accadere imprevisti che cambiano i programmi. Bisogna sapere che, nel cuore dell’Amazzonia, è la natura a dettare i ritmi, che pioggia improvvisa e sole potente giocano con il giorno e la notte e possono far cambiare quanto si è previsto di fare. In Amazzonia piove molto e si è avvolti dall’umidità: questo è bene saperlo. Bisogna scegliere la stagione nella quale andare: nei mesi della ‘marea’, fra gennaio e giugno, non si cammina in foresta: le escursioni avvengono su piccoli barchini che navigano fra i tronchi di alberi colossali.
Fra agosto e dicembre il caldo aumenta, la terra riemerge e si può andare a piedi in foresta.
Che cosa ha di diverso, speciale, unico, l’esperienza proposta da TOUR2000?
Non so se sia unico, ma un viaggio a Mamirauà è un dono. Si raggiunge davvero un luogo “nascosto”. Oggi, come spesso accade, l’Amazzonia non è più terra da esplorazioni. Attorno a Manaus vi è una foresta addomestica. Bellissima, ma con qualcosa di stonato. Mamirauà, terra lontana, è un laboratorio: dove si è riusciti a far convivere viaggiatori curiosi con la difesa sapiente della natura e la vita di piccole comunità di uomini. Ha un grande vantaggio Mamirauà: è un territorio vasto, un milione di ettari, un intrico di fiumi e sessantrè comunità, appena seimila abitanti. E’ stato possibile creare una coscienza comune. Capace di accogliere: al lodge lavora gente del fiume, cuoche e cuochi hanno imparato la cucina della foresta nelle loro case sospese sul rio Solomoes; le guide sono pescatori e contadini del fiume. Hanno occhi che possono mostrare cose che un viaggiatore non riuscirebbe mai a vedere. Sanno condurre in foresta come fra i cammini in terra fra le case dei loro villaggi, con l’orgoglio della gente che lì è nata e che vuole far vedere la grandiosità della propria terra. Questo è il dono di Mamirauà: la forza della natura e l’orgoglio di chi ha imparato a vivervi. Un viaggio a Mamirauà restituisce speranza sul futuro del mondo. Non è poco.