Brasile ecologico: “Tre ecosistemi”
3-24 agosto 2009
L’aria è immobile, si può realmente dire che non si muove un filo d’erba, la canoa scivola sull’acqua e si avverte appena lo sciabordio provocato dalla pagaia che si immerge leggera. A manovrarla è Allan, l’indio proveniente da uno dei villaggi della riserva e che lavora alla Pousada Uacari come guida. Parla l’inglese e ne va giustamente fiero; gira con un piccolo arpione che usa, di tanto in tanto, per pescare soprattutto l’ottimo pesce gatto.
Siamo nel fitto della giungla e la luce che filtra attraverso il fogliame è verde smeraldo, a momenti ci raggiunge qualche intenso profumo che a ragione potremmo definire “tropicale”!
Siamo nel cuore della foresta Amazzonica, sono le prime ore della mattina, quando il caldo è ancora sopportabile, e siamo in cerca di qualche avvistamento: scimmie, bradipi, caimani, martin pescatori, delfini inia….
Sono finita in questa parte di mondo dopo aver avuto tra le mani un minuscolo libro, “L’inchiostro del viaggiatore” di Gilles Lapouce, regalatomi da mia figlia. L’autore, in due capitoli successivi, affianca due mondi che fino a questo momento non mi era mai passato per la mente di mettere a confronto: l’India settentrionale e l’Amazzonia. Il mio ultimo viaggio era stato per l’appunto nel Rajasthan… non ho potuto fare a meno di recarmi in Brasile… ed eccomi qui.
Quest’anno le piogge sono state molto abbondanti ed il livello dell’acqua è alto. Nei giorni che abbiamo trascorso qui non abbiamo mai messo piede a terra. Per quattro giorni abbiamo vissuto sull’acqua; ci muoviamo sempre con le canoe o con agili lance a motore. Questa è la Riserva di Mamirauà: un angolo di paradiso incontaminato. Per raggiungerlo abbiamo volato da Manaus su di un piccolo bimotore ad elica che ci ha portato a Tefè, una cittadina nell’estremo ovest dell’Amazzonia brasiliana, che vista dall’alto appare come una piccola macchia di tetti colorati spersa in uno sconfinato oceano verde. Da Tefè una barca a motore ci ha portato fin qui dopo circa un’ora e mezza di navigazione in ciò che ci siamo abituati a definire con una sola parola: lussureggiante.
Non c’è radio, non c’è televisione, non c’è campo per il telefonino; c’è, in compenso, un insieme di persone sorridenti ed accoglienti. La Pousada è un lodge galleggiante. I vari bungalows che la compongono sono collegati tra loro da passerelle di legno sospese tra un locale e l’altro. Ogni singolo alloggio è dotato di un terrazzino arredato di amache e ombreggiato da un tetto di foglie di palma. Ho trascorso in questo angolo di mondo dei momenti di una tranquillità assoluta dondolandomi al fresco e scrutando le acque nel tentativo di avvistare George, il caimano che vive tra i tronchi galleggianti che sostengono la nostra dimora…
Tra le varie uscite che abbiamo fatto c’è stata anche la visita ad un villaggio indio: le case sono palafitte – il livello dell’acqua nel corso dell’anno cambia anche di 14 metri! – e quindi i bimbi fanno il se pur breve tragitto casa-scuola in canoa. Nella scuola in cui siamo entrati però sono scomparse tutte le differenze tra il nostro mondo e il loro: tanti visini incuriositi, tanti piccini seduti tranquilli che consumavano la merenda di metà mattina, alle pareti disegni coloratissimi e scritte fatte con mani incerte, in fondo all’aula una lavagna piena di numeri. Il loro atteggiamento tranquillo è durato comunque poco, passati i primi momenti di timidezza hanno cominciato ad alzarsi, a girovagare tra i banchi, ad avvicinarsi a noi che eravamo più curiosi di loro.
Prima di Mamirauà siamo stati in Pantanal nel Mato Grosso: il paradiso degli uccelli e dei caimani.
Cosa ricordo? I colori sfumati del plenilunio che ci ha accolto la sera del nostro arrivo. La luce dorata dell’alba sulla foresta silenziosa, dall’alto di una torretta di avvistamento antistante la Fazenda che ci ospitava. La prima passeggiata alla ricerca degli animali al loro risveglio, la pesca dei piranha, in canoa, lungo uno dei numerosi rami del Pantanal river che attraversa la zona. La sera abbiamo mangiato una zuppa fatta con il frutto del “nostro lavoro”!!! Veramente gustosa, brava la cuoca!
La mattina ci si svegliava con il canto di numerosissimi uccelli – mai visti tanti tutti insieme, la siesta pomeridiana era appena appena disturbata dallo stranissimo verso delle “scimmie urlatrici”, la sera erano le ranocchie che ci accompagnavano in camera, non solo con il loro gracidare ma anche con la loro reale presenza. Ci era stato annunciato da un cartellino all’ingresso della nostra camera ma non ci avevo creduto: “nel bagno potrebbero esserci delle rane” e così è stato; ne abbiamo trovata una piccolissima, non più di 2 cm, che timidamente si era rifugiata in una pozzetta umida del lavabo.
Abbiamo fatto la terza tappa all’isola di Marajò: abbiamo alloggiato in una Pousada dal favoloso stile coloniale dove la padrona di casa, la signora Circe, ci ha accolto, il giorno del nostro arrivo, con spaghetti conditi con il ragù alla bolognese e pane appena cotto nel forno subito fuori della cucina. Circe ci ha veramente incantato con la sua cucina; Claudio, il marito, ci ha fatto conoscere le numerose essenze medicamentose della foresta e ci ha portato a cavallo ma soprattutto in groppa ai bufali d’acqua! Bestie dispettose questi bufali: quasi inamovibili al nostro comando, agili fino al galoppo quando a guidarli era il loro guardiano.
Infine gli ultimi due giorni li abbiamo trascorsi a Barreirinhas, visitando il parco nazionale “Dos Lençois Maranhenses”: una distesa di sabbia bianca e finissima trapuntata di lagune di acqua dolce azzurra e fresca. Nel fare il bagno in queste pozze nelle ultime ore della giornata abbiamo avuto la netta sensazione di vivere un sogno ad occhi aperti… Sembrava di stare in un mondo irreale, tutto sui toni del bianco e dell’azzurro, senza alcun rumore se non il sibilo del vento che modificava continuamente le creste delle dune.
Viaggio indimenticabile… organizzazione prerfetta…viene la voglia di ripeterlo…
Giuliana Formicola