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Ufficio del Turismo del Brasile

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Il Pantanal di Paolo Baldi

30 ottobre 2009

Dopo l’atterraggio a Cuiabà, la prima mezza giornata è iniziata con una tappa gastronomica a Poconé: rapidissimo giro della cittadina, che a tratti è molto suggestiva grazie a ciò che resta delle testimonianze della corsa all’oro, e ottimo pranzo nella Pousada Pantaneira, fornitissima di ogni leccornia anche per i vegetariani come me. Poi l’avvio verso la Transpantaneira. Questo primo trasferimento lo abbiamo fatto (eravamo in due più la guida, una bravissima e giovane biologa brasiliana che ci ha seguito per tutto il viaggio e che se la cava benino anche con lo spagnolo, e l’autista) con un furgone climatizzato, utile a rifiatare per il caldo davvero forte.
Le tre ore trascorse per arrivare alla ex fazenda Santa Teresa sono servite soprattutto per fare decine di soste fotografiche in quel paradiso, e all’arrivo, ormai dopo il tramonto, abbiamo trovato una accoglienza perfetta: stanze accoglienti con ventola e volendo climatizzatore e cena già a disposizione. Anche in questo caso un ottimo e vario servizio gastronomico.
La seconda giornata è iniziata con la colazione alle 6,30 ma anche con una pioggia intensa che è proseguita per tutta la mattinata e oltre. Poco male, è stata rinviata la prevista escursione a piedi ma bastava starsene seduti sotto la veranda e guardarsi intorno per vedere una quantità di uccelli: ho contato 20 specie senza muovermi dalla poltrona. Poi per occupare il tempo le guide (la nostra e un altro ragazzo che seguiva un altro gruppo) ci hanno radunati nella sala da pranzo per presentare al computer le immagini del Jaguar research center e le bellissime immagini dei giaguari censiti in quell’area, e naturalmente per parlare della biologia della specie.
Al pomeriggio è tornato il sole, quindi è partita l’escursione mista acqua-terra. Uno splendido giro di un paio d’ore lungo il rio Pixaim con avvistamenti continui, compresa una lontra gigante, e poi il rientro alla base a piedi, con un’altra ora circa di cammino nella foresta e su terreno aperto incontrando gufi, tracce di tapiro, scimmie urlatrici e molto altro ancora. Siamo pure saliti su una torre artificiale di una trentina di metri che offre una vista splendida sui dintorni.
Rientro, cena, sempre ottima e poi di nuovo in giro per il safari notturno. Un grande fuoristrada scoperto dotato di «appoggi» imbottiti per scattare le foto ha percorso per un’ora abbondante la Transpantaneira, con le guide che illuminavano la vegetazione con le spot light. Stupendo: abbiamo avvistato procioni, volpi e cervi mazama.
La mattina successiva c’è stata la partenza per il Jaguar research center: una ottantina di chilometri con lo stesso 4X4 scoperto della notte che per fortuna si poteva anche coprire, visto che è piovuto un bel po’. Dalla Santa Teresa in giù il Pantanal diventa di chilometro in chilometro più bello; spariscono le fazendas, la natura diventa sempre più selvaggia e gli animali si moltiplicano. Uno spettacolo fantastico. Ci vogliono altre tre ore, poi ci si imbarca a Porto Jofre, quattro casi di pescatori, non prima di aver fotografato due bellissime are giacinto nel nido a pochi metri dal fiume, e su una lancia si risale il rio Cuiabà. In circa mezz’ora si arriva al «Jrc».
Charles Munn è un ottimo padrone di casa sul battello fluviale che ha trasformato in ristorante (sul ponte superiore), e che offre cabine per dormire (se proprio qualcuno non vuole saperne delle tende) e docce calde, oltre che l’elettricità per ricaricare il ricaricabile. È simpatico ed è un grande affabulatore che parla a raffica anche in portoghese e spagnolo, e dopo l’arrivo e il pranzo ti rispedisce subito sulla lancia per andare a caccia dei giaguari. In questa parte di Pantanal ci si muove solo in barca, niente camminate, percorrendo complessivamente quattro fiumi e un canale per ore e ore al giorno, mattino, pomeriggio e se serve anche di notte: visto che il primo pomeriggio era andato buco, Munn in persona ci ha portato fuori anche col buio (nella prima serata), per un bellissimo giro notturno sull’acqua con la spot light.
La nanna? Per raggiungere il campo tendato (che ci era già stato mostrato nel pomeriggio, dopo l’arrivo) ci vogliono alcuni minuti di lancia partendo dal battello-base: dipende da dove decidono di ancorarlo spostandosi attorno al territorio di 3.000 ettari di proprietà di Munn all’interno del parco statale.
Le tende, su palafitte, sono bellissime e enormi, con due letti matrimoniali, pavimento e porta in legno e locale bagno-doccia separato. Gli assistenti ti lasciano la sera una tanica di acqua potabile per bere e lavarti i denti (in un catino) e ti riempiono (sul tetto) un contenitore di una dozzina di litri con acqua calda con la quale farsi una rapidissima doccia. Alle 21,30 il gruppo elettrogeno si spegne, come le luci interne, ma ci sono piccole abat jour con pile fotovoltaiche e una buona autonomia.
Dormire così è fantastico, e si sentono tutti i rumori della foresta. Ma è vietato uscire col buio se non scortati (siamo nella terra dei giaguari, che passano spesso anche da qui), e per eventuali problemi ogni ospite riceve una radio ricetrasmittente che si riconsegna all’alba, quando ti vengono a prendere (più o meno alle 6) per portarti a fare colazione (sempre ottima e abbondante) e per riprendere la navigazione. In ogni caso non si è mai soli nel campo: alcuni addetti dormono a poche decine di metri di distanza, e lo fa anche la guida.
La seconda giornata l’abbiamo trascorsa quasi tutta sotto la pioggia, spostandoci da un fiume all’altro e percorrendo rami principali e lanche bellissime zeppe di jacarè e di centinaia di uccelli di ogni specie. Una meraviglia continua ma niente giaguari. Dopo il rientro per il pranzo e l’asciugatura è trascorso così anche il pomeriggio, fino al primo fantastico avvistamento di una femmina a pochi metri dall’acqua che ha dato spettacolo: l’abbiamo osservata per almeno un’ora fino al buio completo! E a un certo punto è arrivata anche la sorella.
La terza giornata l’abbiamo dedicata quasi tutta alle ricerche sul Piriquì, un fiume molto ampio secondo solo al Cuiabà, e di giaguari non se ne sono visti. In compenso abbiamo incontrato la bellezza di 17 lontre in poche ore: spettacolari gruppi familiari di «giganti», le ariranhas, ma anche una banda di Lutra longicaudis, piccola come quella europea e più elusiva. Nel mezzo la sosta in una fazenda sul fiume convertita in ristorante e tappezzata di mangiatoie nella quale è facilissimo fotografare tucani e are giacinto.
Infine, nell’ultima mattinata le tre ore circa disponibili prima del ritorno a Porto Jofre sono state usate per un’altra navigazione fruttuosa: altro fiume e altro maestoso giaguaro seminascosto nella vegetazione della riva, che si è fatto ammirare per un quarto d’ora abbondante prima di scocciarsi (eravamo a 20 metri) e andarsene. Fantastico.
Tornati in barca e fuoristrada (stavolta chiuso, eravamo solo in tre perchè il gruppo si è diviso) alla Santa Teresa abbiamo trovato il pranzo pronto, e nel pomeriggio un’altra guida, anche in questo caso ottima, ci ha fatto fare la camminata nella foresta saltata all’andata per via della pioggia. Merita davvero: oltre a vedere le impronte di un puma abbiamo avuto un faccia a faccia con un cebo dorato e con un maschio di scimmia urlatrice che urlava davvero molto. E per concludere, la stessa guida mi ha offerto un bis (l’altro compagno di viaggio non ha voluto venire) del safari notturno: mi ha promesso che mi avrebbe fatto vedere un tapiro (mi mancava) e ci è riuscito, con l’aggiunta di un formichiere nano del Pantanal (un tamanduà mirim).
La mattina dopo trasferimento (singolo, solo per me) in fuoristrada a Cuiabà. Fine della storia e mille grazie.