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Alla scoperta del Cerrado di Paolo Baldi

19 aprile 2010

Venere è la prima a occupare il campo, luminosa come un faro, mentre in lontananza i temporali tropicali scaricano decine di fulmini su una scenografia selvaggia: uno scorcio di Giurassico trasferito nel ventunesimo secolo. Poi miliardi di stelle si presentano all’ impressionante concerto notturno di rane, grilli e civette, mentre il fuoristrada torna al campobase attraversando una pianura sterminatache infinite legioni di lucciole hanno appena trasformato in una fabbrica di «led». Uno spettacolo indimenticabile, talmente bello dadare i brividi; ma solo uno dei tanti tuffi al cuore che può regalare il Jalapao: una remota regione del Brasile centrale nella quale si può ancora provare l’emozione di sentirsi piccoli e insignificanti.
Parliamo di una faccia poco conosciuta del Brasile, ignota persino a molti abitanti di quel Paese. Di un pezzo fantastico di Sudamerica visitando il quale si può anche pensare di essere finiti nella celebre pianaafricanadi Serengeti. Sì, perchè qui l’orizzonte è dominato da una savana mutevole che i botanici hanno battezzato
«cerrado»:un bioma preziosissimo che l’aggressiva industria della bistecca, conl’allevamento estensivo del bestiame e la coltivazione della soia (sempre principalmente per scopi zootecnici) ha ridotto in pochi decenni a una frazione microscopica dell’immensa estensione originaria.
Milioni di anni fa questo era un mare, e ciò spiega l’apparire continuo di una sabbia fine e chiara che si mescola all’incredibile rosso della terra brasiliana.
Oggi è un territorio ondulato ricoperto da erbe e macchie rade di alberi; ma anche da tratti di vera e fitta foresta lungo i fiumi e sulle colline.
E a fare da quinta provvedono immense montagne dalla cima completamente piatta, le «chapadas»: strani, imprevedibili rilievi che raccontano la remotissima storia della Terra.
Alcune, trasformate dal vento e dall’acqua col gusto di un architetto, sembrano gigantesche piramidi Maya piovute dal cielo.
Siamo nello Stato di Tocantins, una realtà politica nata pochi anni fa dallo smembramento di una regione più ampia, e quella di cui parliamo è una fetta di territorio tutelata da un parco statale nella quale è possibile vivere un’esperienza di ecoturismo davvero eccezionale, trascorrendo alcuni giorni sulla riva di un fiume, il rio Novo, la cui acqua è ancora potabile; vivendo in un campo di tende in cui si svegliati all’alba dagli uccelli e si viene cullati prima del sonno dalle lucciole; mangiando (benissimo, pur essendo in mezzo al nulla) in una capanna adibita a mensa fatta di tronchi e foglie di palma.
Si tratta di una delle più recentiproposte ecoturistiche dedicate alla natura del Brasile da”Tour2000″ di Ancona e Torino, un grande nome perchi vuole conoscere il Sudamerica
più vero.
È un soggiorno nell’«opera selvaggia» da vivere parlandosottovoce, ascoltando mille suoni diversi che una volta noi piccoli uomini sapevamo leggere facilmente. Un viaggio che regalabagni tropicali e discese fluviali
in canoa;panorama emozionanti e contatti ravvicinati e continui con specie animali a rischio di estinzione.
Una vacanza a bassissimo impatto, e che anche per questo contribuisce concretamente a salvare cio che resta del meraviglioso cerrado.